LEGGERE MUSIL: suggestioni per un itinerario di avvicinamento all’uomo e allo scrittore

CARI AMICI DEL GDL,

il presente scritto si propone due obiettivi:

1) sottoporre all’attenzione dei singoli componenti del gruppo alcuni indicatori-indizi assolutamente non esaustivi, neppure unici, ma semplicemente emersioni di alcune peculiarità,  tra le molte altre possedute dallo scrittore o che lo concernono e che, ne sono certa, ritroveremo, insieme, nella discussione di gruppo, che seguirà, tra poco, dopo questa breve introduzione, dalle intuizioni e dai suggerimenti ulteriori di ogni singolo componente dallo stesso acquisite nel corso della sua lettura e delle sue personali riflessioni o esperienze di lettore nell’accostare “L’uomo senza qualità” di Robert Musil riconosciuta dalla critica, all’unanimità, come l’opera principale del nostro ma anche una pietra miliare della letteratura contemporanea e di tutti i tempi, come lo sono, ad esempio, Alla ricerca del tempo perduto di Proust, Ulisse di Joyce, La montagna incantata di Mann, Il processo di Kafka;

2) anticipare da parte mia al gruppo, per una franca e, mi auguro, costruttiva e critica condivisione, alcune linee della mia personale lettura di Musil tratte da fonti classiche critico-letterarie che se ne sono occupate con il metodo dello scandaglio, ma anche direttamente discendenti dalle mie personali e soggettive percezioni su di lui.

Premetto che precedentemente avevo letto più volte su di lui ma non lui, l’incontro diretto è avvenuto qui e con voi.

Comincio dalla prima ed arriverò, ma in tempi brevi, voglio rassicurarvi, alla conclusione:

  1. Non si può, quando si parla di Musil, ossia quando si guarda all’uomo ancorché allo scrittore prescindere dal suo temperamento, del suo carattere, della sua personalità nel suo complesso. Come testimonia egli stesso negli sterminati Diari e nelle Pagine postume pubblicate in vita (desidero ricordare che si sottopose, sia pure per breve tempo, ad analisi presso uno psicoanalista adleriano, e lo decise proprio per arrivare ad una conoscenza del suo sé più profondo; egli fu decisamente critico nei confronti di Freud, si veda a questo proposito il saggio “Sulla stupidità o sull’inconscio” come lo fu altresì nei confronti di Thomas Mann) e come hanno testimoniato anche le sue conoscenze contemporanee, Musil era quello che si definisce una personalità di tipo nevrotico, caratterizzata da un atteggiamento spesso scontroso, antipatico, goffo nei rapporti con gli altri. Maniaco della precisione, militaresco negli atteggiamenti e brusco nelle maniere, curatissimo e perfezionista negli abiti e nella persona. Convisse tumultuosamente con, da un lato, un accentuato debole per il sesso femminile (le sue frequentazioni furono spesso promiscue tanto che si ammalò in gioventù di sifilide) dall’altro con un importante ruolo affettivo da lui assegnato al femminile, alla dipendenza verso/da una donna, riversata quest’ultima in modo evidente e totale, su colei che diventerà sua moglie. Ovviamente non gli mancavano intelligenza e sensibilità vivissime e acute; basti ricordare che l’Accademia dei poeti tedeschi nel 1932 nel non votarlo come presidente (ricevette un solo voto) motivò la scelta dicendo sottolineando che era troppo intelligente per essere un poeta. Volendo seguire ancora per un tratto la sua biografia e osservandola un po’ più da vicino si scoprono alcune particolarità di interesse. Vediamole. Iniziamo dalla sua nascita avvenuta il 6 novembre 1880 a Klagenfurt; ancora in fasce si trasferì a Chomutov con la famiglia per motivi di lavoro del padre; apro una parentesi: la sua fu una famiglia inquietante e terribile, una famiglia, potremmo dire insostenibile affettivamente, in cui il tradimento, avviato pochi anni dopo le nozze, dalla madre, era conosciuto e tollerato dal padre tanto che lo stesso Robert chiamava il frequentatore abituale (amante della madre) di casa “zio”. Nonostante questo egli amò teneramente la madre e molto soffrì quando fu chiuso nel collegio militare di Eisenstadt. In questo triste luogo Musil fu spettatore e fu sottoposto a situazioni di vita e di disciplina atroci, dure e crudeli, che lo segnarono e di cui egli parla nel romanzo I turbamenti del giovane Torless. Egli fu soldato, per meglio dire ufficiale, non solo sul fronte italiano (Altipiano di Asiago) nel corso della Grande Guerra ma lo fu in modo severo e rigoroso dentro di sé per tutta la vita. La sua educazione primaria non fu quella affettiva della famiglia bensì quella militare e venne seguita in gioventù anche da un periodo volontario di addestramento quale ufficiale d’artiglieria all’accademia militare di Vienna e quindi completata da studi di matematica ed applicazione in ingegneria meccanica presso il politecnico di Brno. Amava moltissimo leggere e fu un lettore attento. Tra le sue letture giovanili predilette si annoverano: Nietzsche da cui trasse il concetto di superuomo-oltreuomo e del nichilismo attivo; Emerson che, stranamente per il nostro, sosteneva il primato conoscitivo del sentimento su tutte le altre facoltà umane; Maeterlinck di cui gli piacquero i modi di scrivere onirici e allusivi, densi di pessimismo esistenziale; D’Annunzio de Il Piacere, considerato il libro emblematico del decadentismo italiano, da collocarsi entro la più ampia cornice del decadentismo letterario europeo cui Musil, per sensibilità, pensiero e stile di scrittura non può dirsi estraneo del tutto e in cui può, in parte almeno, essere correttamente annoverato. Nel romanzo dannunziano in cui si narrano le vicende amorose del protagonista che si dibatte tra due donne vi si dipingono anche la dissoluzione dei valori della società borghese ottocentesca agli albori del nuovo secolo e la pervasività dell’edonismo e dell’estetismo come uniche modalità per rapportarsi al reale; Ashantee, romanzo dello scrittore austriaco Peter Altenberg anticipatore del modernismo. Ma gli piaceva anche leggere di filosofia anzi egli si laureò egli stesso in filosofia nel 1908. La sua fame insaziabile di lettura lo condusse a divorare letteralmente libri, trattati e saggi di poesia, psicologia, filosofia della matematica e del linguaggio e ad innamorarsi delle teorie di Ernst Mach, Carnap, Bergson.
  1. Pur potendo comodamente e vantaggiosamente perseguire con successo la carriera militare, diplomatica ed anche quella accademica, in forza unicamente della sua insaziabile sete di letture nei campi più disparati della conoscenza, persino in quello della psicologia della gestalt, e per la sua vastissima cultura e la sua scrittura originale imperniata su una tecnica scrittoria inconfondibile da lui adoperata, egli rifiutò sempre sdegnosamente di intraprenderla asserendo che lui voleva diventare uno scrittore e null’altro. Per questa sua scelta mantenuta dignitosamente e coerentemente conobbe anche le ristrettezze economicamente parlando e si adattò a fare i mestieri più diversi ma mai lontani dai suoi amati libri e dalla più agognata lettura. Quando l’Austria fu annessa alla Germania nazista, fuggì in Svizzera con la moglie Marta Heimann prima a Zurigo, poi a Ginevra dove comprò una casa e dove visse fino alla morte avvenuta il 15 aprile dal 1942. De L’uomo senza qualità, romanzo in due volumi rimasto incompiuto era già uscita la prima parte, primo volume, nel 1930 ottenendo un discreto successo di pubblico, più fredda fu invece l’accoglienza dell’uscita del secondo volume nel 1933 (prima parte) ed infine la seconda parte, rimasta incompiuta, pubblicata postuma nel 1943.

Forse nei suoi riguardi si potrebbe banalmente dire che il tempo non è stato galantuomo ma il recente accresciuto interesse per questo Autore potrebbe voler dire che il tempo ha bisogno di tempo per comportarsi da galantuomo.

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