La metà di niente, riflessioni intorno al libro di Catherine Dunne

Tutto il libro è incentrato, mi è parso, sulla scrittura di un diario ideale che si snoda essenzialmente, pur tra presenzialità e ritorni al passato, intermittenti, attorno a due temi esistenziali, psicologicamente forti dentro la vita della protagonista, Rose. Il primo dei due è l’abbandono repentino da parte del marito Ben, il secondo è la separazione progressiva dallo stesso che si compie in Rose attraverso alcune fasi specifiche proprie dell’elaborazione del lutto, ossia specifiche di ogni lutto che noi umani soffriamo e che beninteso non necessariamente può essere legato alla morte di una persona che riteniamo o ritenevamo cara.

Questa elaborazione del lutto   costituisce per la protagonista una sfida molto impegnativa per superare il primitivo sentimento di intenso dolore che prova per la perdita del marito; questa sfida sembra di fatto protrarsi per tutto il libro e costituire un continuum pur nella frammentarietà epigrafica, come dicevo dianzi, dei ritorni diaristici contrassegnati dati dai giorni, dagli anni e dalle ore in cui la sua vicenda da esteriore diventa interiore. Il lavoro di interiorizzazione che Rose compie, appare evidente, sul piano emotivo, innanzitutto, ma anche su quello dei vissuti, dei pensati conosciuti, passati e presenti, e dei processi sociali e familiari che la coinvolgono. È un po’ come se cercasse, riuscendoci, a interiorizzare l’ex partner nella sua interezza vedendolo per la prima volta con occhi nuovi, lasciandolo esistere come una parte, comunque importante del suo mondo interiore, evitando così per se stessa le secche pericolose perché spesso senza possibilità di uscita, cui conduce lo stato depressivo conseguente all’abbandono ed alla perdita.

Il modello di elaborazione di un lutto collegato ad una separazione o a una perdita, è stato studiato in psicologia e ne è stato ricavato un modello che prevede cinque fasi, non obbligatoriamente susseguenti, né necessariamente tutte presenti nello stesso soggetto umano, tanta è la variabilità della risposta umana a questo sentimento di intenso dolore.

Provo ad elencarle e a chiedervi di collaborare con me, se lo volete naturalmente, nell’individuare quali frazioni del libro sempre secondo voi ne rivestono o richiamano una. O più di una.

Cominciamo. Attenzione però la successione delle varie fasi è a livello teorico, il che significa che non è meccanico il susseguirsi delle varie fasi.

Prima fase o fase della negazione

Non posso crederci, non sta succedendo davvero e proprio a me.

La persona tende a negare, a rifiutare la realtà, non reagisce perché per difesa ha deciso che il fatto increscioso non si sta verificando.

Seconda fase o fase della rabbia

Non è giusto, che cosa ho fatto, quale colpa ho commesso per meritarmi questo.

La perdita/ la separazione sono vissute come ingiuste. In questo momento si è particolarmente fragili e bisognosi sul piano emotivo, mentale e relazionali e coincide con la massima ricerca di aiuto, oppure al contrario, la chiusura totale e il ritiro in sé stessi.

Terza fase o fase della contrattazione

Superare questo momento mi sta rendendo più forte, ne posso uscire, giuro che se ne uscirò non farò più gli stessi errori.

La persona comincia a prendere coscienza dell’irreversibilità della perdita/separazione e al tempo stesso a fare progetti, ipotesi, che tra sconforti e speranze, possano costituire modi per riprendere il controllo della propria vita, valutando le risorse che occorrono per nuovi modi di vivere su cui investire le proprie capacità e resilienze.

Quarta fase o fase della depressione

Nella mia vita non vedo via d’uscita, sono affranto/disperato/perso/stremato. Nulla ha più valore.

La persona si sofferma a considerare il fatto che il passato non ritorna indietro e le condivisioni belle con l’ex-partner non sono più recuperabili o rivisitabili. Il livello di sofferenza cresce e genera un circolo vizioso che induce ad uno stato di vera e propria depressione. Sintomi tipici della fase: mal di testa, aumento o perdita del peso corporeo, irritabilità, insonnia, rabbia, frustrazione, tristezza persistente, volontà di isolarsi, evadere.

Quinta fase o fase dell’accettazione

E’ andata così, meglio così, è ora di voltare pagina, di cambiare, di ritrovare una nuova modalità di vita.

Questa fase coincide con la conclusione del processo di elaborazione del lutto, nonostante possano ancora esserci stati emotivi di rabbia o depressione sia pure in forma minore di prima. La persona è in grado di dare un significato a quanto le è successo.Lo inserisce nell’ordine naturale delle cose, lo accetta come accetta di considerare la possibilità di un progetto di vita autonomo e nuovo, con rinnovata fiducia nel suo futuro, lungo o meno lungo che esso sia o le appaia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *