ESSERE ADULTI OGGI: UN’UTOPIA?

Paola Milani, nel lontano 1990*, scriveva queste considerazioni:

“Un elemento essenziale dell’essere adulto è l’inconclusione, ossia la volontà di costruire una propria autorealizzazione, nel farsi continuo da persona a personalità, la disponibilità a un’azione educativa su di sé.”

L’adulto autentico come ricorda anche E.Erickson, è “generativo”, è colui o colei che sa avere “cura”, che è effettivamente in grado di farsi carico di sé, dell’altro, della generazione attuale e di quelle future e del mondo circostante, che ama e che ha fiducia e che è aperto all’altro in un rapporto di libertà e di accoglienza e non di dominio, di ascolto e non di supremazia; è responsabile, si definisce come “sponsum” in relazione all’altro perché si coglie come essere finito e sceglie la fatica di “costruire l’esistenza” insieme a, di modellare il corso della propria vita con serenità e con coraggio.

Gli interessa “essere di più” e pertanto, pur essendo idealista, proietta le proprie possibilità nel futuro con obiettivi realistici che possono dare senso al suo vivere.

Siffatto Adulto è l’Adulto.

Egli può preparare ai bambini e ai ragazzi, ai giovani di oggi una cultura ed un futuro diversi, che grazie alla rinnovata capacità di essere, di donare, di proteggere, di porsi degli “scopi preziosi” che diano senso e direzione al suo vivere, può offrire orientamento anche al vivere delle generazioni più giovani.

*In “La pedagogia dell’infanzia, oggi” Padova, Cleup, 1990, pp 123-124

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