Aspetti strutturali e formali nei disegni dei bambini

Noi non potremmo mai comprendere i disegni dei bambini
se egli stesso non ce li spiegasse.
(M.Rambert)

 

Forse si sente colui che trova le immagini
di cui la sua esperienza ha bisogno.
Saranno troppe, ma non possono essere troppe,
perché la loro funzione consiste proprio
nel tenere insieme la realtà,
che altrimenti si disperderebbe in mille rivoli.
E neanche dovrebbe essere un’unica immagine
che fa violenza a chi la possiede,
non lo abbandona e gli impedisce di trasformarsi.
Sono molte le immagini di cui abbiamo bisogno,
se vogliamo una vita nostra
e se le troviamo presto,
non troppo di noi andrà perduto.
(Elias Canetti)

 

 

Aspetti strutturali e formali nei disegni dei bambini

 

Per il bambino disegnare è giocare. Esistono tuttavia tra l’elaborazione grafica di una fantasia e la sua realizzazione ludica delle differenze. Secondo una vecchia intuizione di Corrado Ricci (1977) i bambini disegnano ciò di cui conoscono l’esistenza e non quello che realmente vedono; Georges Henry Luquet (1978) sottolinea il fatto che il fanciullo non cerca di disegnare l’oggetto come appare (realismo visivo) bensì l’idea, il corrispondente modello interiore (realismo intellettuale). Piaget fa notare che questo realismo intellettuale non è riferibile solo al disegno, ma interessa tutti i processi mentali del bambino il quale passa da una fase di realismo intellettuale ad una fase di realismo visivo. Altri studiosi considerano il disegno come la via maestra per arrivare all’inconscio del bambino.

Il disegno libero dunque (che corrisponde all’invito dell’adulto: disegna quello che vuoi oppure e più frequentemente: ora faccio un disegno da parte del bambino) è un valido strumento per conoscere il bambino in quanto fornisce un materiale che, non essendo provocato da una richiesta specifica, ha la spontaneità del materiale onirico e delle libere associazioni.

Il disegno comunque rimane pur sempre la costruzione di uno scenario immaginario nel quale il bambino è sempre presente con le sue esigenze reali, le percezioni di se stesso (il disegno come espressione di sé) o con le sue paure, i meccanismi difensivi e di adattamento, i desideri, le aspirazioni, i ricordi, il proprio vissuto (in questo caso disegno come proiezione di sé).

I bambini disegnano una realtà interiore non visiva. L’oggetto reale, la richiesta esterna finiscono, in fondo, con l’avere una semplice funzione di stimolo, non altro.

Stabilito dunque che il bambino nel disegno riproduce una realtà interiore, il disegno che esegue può essere considerato espressione semplice di quello che il bambino è (un suo autoritratto interno), oppure può essere considerato anche come la proiezione di sentimenti, paure, angosce, meccanismi difensivi che lo abitano…in breve di sue realtà inconsce? Forse, ma forse è meglio chiarire che cosa si intende per proiezione. Come ricorda Didier Anzieu (1960), il termine è stato introdotto da Freud con un significato ben preciso: focalizzare nell’altro da sé (persona o cosa) qualità, sentimenti, desideri che il soggetto non riconosce e rifiuta in sé, dunque un vero e proprio meccanismo di difesa. Grazie agli scritti di Melania Klein il termine proiezione tuttavia può essere utilmente impiegato nel nostro discorso presente sul disegno infantile e vediamo come. Per la studiosa la proiezione infantile distanziandosi da Freud diventa anzitutto ciò che verrà in sintesi esposto di seguito. Intanto la proiezione inizia ben presto: il lattante, sulla base delle sensazioni corporee piacevoli che avverte mentre sugge il latte materno, proietta molto positivamente sull’ oggetto che causa quelle stesse sensazioni. Nella teoria kleiniana la fantasia viene definita espressione mentale degli istinti e di conseguenza si presume che essa sia presente ossia esista già alla nascita e non intervenga successivamente in una parola non scaturisca meramente per successivi e sopraggiunti motivi di difesa/offesa da parte o contro l’altro da sé. Fin dal primo periodo di vita l’attività mentale del bambino viene organizzata   sotto forma di fantasia ed esprime la relazione primitiva del bambino con i suoi oggetti in riferimento a ben precisi istinti che cercano  soprattutto la relazione con questi stessi oggetti. La fantasia come le fantasie di tipo proiettivo sono la componente principale della vita mentale inconscia del lattante e del bimbo piccolo; riflettono direttamente il funzionamento del processo primario che in origine è gratificazione allucinatoria dei suoi desideri; talora esse esprimono anche le funzioni di un Io e di un Super-io in età assai precoce. I conflitti evolutivi, compresi quelli edipici, le difese contro di essi le pulsioni e gli affetti tra cui la negazione, la rimozione, il controllo onnipotente e la riparazione vengono espressi sotto forma di fantasie dal bambino già nel primo anno di vita.

Il bambino si proietta dunque nel disegno in quanto, come è stato sottolineato: “il bambino proietta su tutte le cose ciò che di meraviglioso porta in sé” (Ernest Renan) in questo senso dunque il bambino proietta la sua autoimmagine nell’ambiente e nello spazio: racconta ciò che è, ciò che desidera essere e ciò che rifiuta di essere.

Dunque possiamo asserire con qualche certezza che il disegno è il “racconto” che il bambino fa di sé stesso.

Può provocare in lui una liberazione, una catarsi, magari anche esplosioni di rabbia, malcontento, ira, paura… o una soddisfazione degli affetti.

Ogni disegno, sia esso libero o suggerito, realizzato da un bambino riproduce una scena rappresentata graficamente da cui scaturisce una storia, la storia che il bambino vuole raccontare, una fantasia il cui contenuto è di tipo oniroide ossia all’incirca come se si trattasse di un vero e proprio “sogno ad occhi aperti”.

In ogni produzione grafica infantile possiamo trovare la trasposizione oppure lo spostamento di sentimenti, angosce su persone, animali, oggetti, elementi della natura… La trasposizione di sentimenti può venire evidenziata in modo molto esplicito oppure –più frequentemente- gli stessi sentimenti possono venire nascosti o mascherati o camuffati.

Il bambino si identifica inoltre e in modo particolare con qualche personaggio non necessariamente umano, può appartenere anche del mondo animale o naturale. Solitamente l’identificazione riguarda tuttavia l’ideale dell’Io, riguarda perciò personaggi coraggiosi, importanti, in breve, ammirati dal bambino. Se si identifica con animali, si tratta di solito di animali forti, protettivi; segno brutto sarebbe se avvenisse con animali cosiddetti “negativi”. E’ bene precisare che il bambino è sempre e comunque dentro a tutto il disegno, anche se predilige un personaggio particolare, per individuare bene l’identificazione principale del bambino può essere di aiuto osservare come il bambino utilizza il criterio di “valorizzazione e di svalorizzazione” di un personaggio disegnato.

Il bambino, infine, non si limita a collocare sé stesso nel disegno ma, attraverso simboli o astrazioni, ci parla anche delle sue persone significative, così in ogni disegno c’è, ad esempio, la vita familiare del bambino stesso in quel momento. Dunque ci sarà sempre un padre, una madre ed eventualmente dei fratelli. Ci sono anche quando non è possibile rintracciarli. Le persone assenti risultano essere le più aggredite e quindi in un certo senso le più presenti, quelle che occupano più spazio nella vita intrapsichica del bambino stesso. L’esclusione non è una dimenticanza ma la testimonianza di una presenza sgradita, temuta, minacciosa da cui fuggire o, almeno inconsciamente, da tenere lontana. Nel disegno del bambino oltre alla vita familiare, possiamo rintracciare, ad esempio vissuti scolastici, da scoprire solo mediante un colloquio con il bambino. In breve decifrare il disegno di un bambino assomiglia un poco a quello che chiamiamo decodificare degli indovinelli figurati dei quali comunque solo il bambino possiede la chiave.

Prima di concludere questa prima parte introduttiva e generale alcuni cenni agli aspetti strutturali e formali del disegno libero o suggerito.

I principali aspetti strutturali e formali del disegno sono:

la posizione del foglio, la collocazione nello spazio, la sequenza, le dimensioni, la pressione, i tratti, le cancellature, i colori, i dettagli, la simmetria, il movimento.

Procediamo per brevi riferimenti in sequenza rinviando gli approfondimenti per chi lo desidera alla bibliografia in calce al presente lavoro.

La posizione del foglio

Foglio da disegno in posizione orizzontale si ipotizza un avvicinamento non si sa ancora se a segno positivo o negativo alla figura materna; se in posizione verticale il rapporto privilegiato è con il padre. Si tratta tuttavia di un primo indizio.

L’uso prevalente dello spazio interno al foglio da disegno

Prevalenza della zona centrale: il bambino pone sé stesso al centro del proprio ambiente. Per il bambino tuttavia la frontiera tra l’io e l’ambiente è meno definita che per l’adulto…questa circostanza è di importanza decisiva per l’influenza che l’ambiente ha sul bambino la cui struttura interna è dinamicamente caratterizzata da una differenziazione relativamente lieve fra le diverse regioni psichiche e da una scarsa solidità funzionale delle frontiere fra i diversi sistemi psichici (Kurt Lewin, 1935). Il bambino perciò sarà costantemente manipolato dall’ambiente ed il suo porsi al centro starà ad indicare maggiormente egocentrismo, narcisismo piuttosto che equilibrio sicurezza comportamento stabile e controllato; solo la crescita permetterà al bambino, quindi all’adulto, il conseguimento di una certa autonomia, di un comportamento sicuro ed equilibrato.

La parte in alto è il luogo della fantasia, delle aspirazioni, della possibilità di gratificazione, del mondo dei sogni ad occhi aperti, degli istinti, dei desideri.

Il basso invece richiama la tristezza, la costrizione, il pessimismo e talvolta persino la depressione.

L’orientamento al lato sinistro si riscontra in soggetti orientati verso il passato, la madre, la soddisfazione immediata di istinti ed affetti ecc.

L’orientamento a destra del disegno sta a indicare la tendenza del bambino verso il futuro, l’attività, il progresso, con una forte componente di fiducia, buon umore, iniziativa, slancio.

I bambini che dispongono in fila al centro del foglio gli oggetti disegnati esprimono solitamente una difficoltà nella sfera della realizzazione della propria autonomia personale.

Infine la tendenza ad uscire dai bordi del foglio è chiaramente indicativa di un bisogno di evasione dalla realtà esistente vissuta come stressante e spiacevole.

La sequenza

Non è possibile per il motivo che verrà esplicitato appena di seguito scendere a trattarne sia pur per cenni in questa sede; in quanto, per analizzarla, occorre osservare il bambino mentre disegna rilevando l’ordine di esecuzione dei gesti grafici, ordine da cui si traggono elementi di indagine conoscitiva; si può solo aggiungere che la sequenza esecutiva corrisponde, a grandi linee, alla libera associazione degli adulti.

Le dimensioni

I bambini piccoli, sotto i sei anni, tendono naturalmente a disegnare figure grandi. Solitamente i bambini di questa età si trovano al centro dell’attenzione, rassicurati e soddisfatti nelle loro richieste. Intorno ai sei/sette anni questo sentimento dovrebbe risultare, per motivi diversi, sensibilmente ridotto. Inoltre l’abilità grafica ha ormai raggiunto quella sicurezza per cui il bambino è in grado di disegnare figure in proporzione all’ambiente in cui le colloca. Pertanto nel caso di un disegno di dimensione grande, dopo quella prima età, possiamo postulare presenza di aggressività e narcisismo. Il bambino toglie spazio agli altri nell’ambiente. E’ ipotizzabile anche una ribellione a quel processo di satellizzazione (ossia la dipendenza per identificazione con i genitori) che ha inizio al quarto/quinto anno di età e che ridimensiona la naturale onnipotenza e senso di grandiosità della prima età infantile. Già il bisogno di autonomia che insorge intorno al secondo/terzo con la maturazione motoria e l’acquisizione sempre più differenziata del linguaggio, induce il bambino a rendersi conto con senso crescente di realismo della propria condizione. Questo processo è importante per la maturazione del bambino e per il suo sviluppo e i genitori devono essere in grado di permettere e favorire questo processo di crescita. Se la via ai genitori viene per qualche motivo preclusa il disegno resta grande ossia espressione di un tentativo estremo di conservare l’identità precedente (con evidente opposizione ai genitori).

Per capire meglio invece il significato della dimensione piccola o minuta del disegno bisogna fare alcune considerazioni generali. L’io del bambino, dalla risoluzione della prima crisi di identità cui si accennava sopra, riceve una struttura nuova che si manifesta in ambiente favorevole soprattutto mediante la graduale conquista dell’attitudine di base all’autonomia. In un ambiente familiare eccessivamente rigido il bambino non sarà indirizzato ad acquisire un’attitudine di base all’autonomia ma al contrario probabilmente lo sarà alla dipendenza per paura, dubbio, timidezza, vergogna eccessiva…senso di inferiorità. Si tratta di bambini che occupano un piccolo posto in un ambiente non rassicurante per loro…solitamente i disegni di questi bambini presentano figure minuscole prive di bocca naso occhi…e mani o assenti o mutilate. Attenzione però non è detto che un bambino timido e con un grosso senso di inferiorità disegni una figura minuscola: è vero il contrario.

La pressione o ductus grafico (rif. Grafologia e uso della matita)

Qualora la pressione della matita sul foglio sia esagerata o tenda all’esagerazione e gli elementi di formazione del disegno siano vistosi con tratti largo-pastosi, possiamo ritenere il bambino aggressivo con un Io energico, assertivo, dominato da energie che lo spingono a farsi valere e a imporsi. E’ bene subito chiarire anche la possibilità che dietro questo tratto solido soprattutto se esagerato annerito ecc. si mascheri un meccanismo compensatorio di natura inconscia la cui funzione è di negare la propria debolezza, la tendenza all’apatia, alla depressione… Quando invece al contrario la pressione sia quasi assente o debolissima è possibile ipotizzare un Io debole, una scarsa energia psichica… un basso livello energetico… il soggetto tenderà perciò facilmente all’apatia, non tollererà le frustrazioni cui reagirà con la più comoda depressione.

I tratti

Analizziamo solo i tratti principali rinviando per approfondimenti alla bibliografia.

Tratti lunghi realizzati con fermezza e continuità indicano controllo fermo sulla propria condotta; dunque tenacia volontà sicurezza nei propri mezzi ma anche inibizioni: infatti un controllo eccessivo può essere di tipo inibitorio.

Tratti brevi, fatti in forma brusca e con grande pressione, indicano temperamento impulsivo ed eccitabile; i movimenti rapidi nervosi della mano e del polso del bambino che disegna sono spesso un’ulteriore conferma delle caratteristiche di personalità legate a questi tratti particolari.

Tratti diritti una volontà molto attiva immediata, marcatamente “maschile”. (1)

Tratti curvi sottolineano invece caratteristiche di personalità “più femminili”: morbidezza tenerezza emotività dipendenza affettività e capacità di adattamento all’ambiente. (1)

Tratti dentati sono collegati frequentemente all’angolosità, una eccessiva angolosità è sempre indicativa di forte e violenta aggressività. E’ forse sufficiente richiamare alla memoria la terribile svastica oppure il simbolo delle brigate rosse. Non a caso il simbolo della pace, della concordia, dell’amore è comunemente o una colomba o un cuore.

Le cancellature

Non vanno assolutamente trascurate poiché hanno significati profondi. Rifiuto dell’oggetto persona animale cosa che ad un certo punto è comparso e si è prodotto. E’ segno di presenza di aggressività nei confronti del significato spesso simbolico del cancellato. La cancellatura è inoltre significativa di grossa incertezza nell’espressione di sé nel bambino.

Il dettaglio

Con questo termine si suole indicare “quel particolare non necessario” per individuare un oggetto (persona, animale, cosa) disegnato. Un disegno spoglio ossia privo di dettagli adeguati è tipico del bambino che non si esprime che non fornisce segni della propria vita psichica forse a causa di motivi diversi, povertà di energia mentale, depressione, o in uno stato di isolamento emotivo come difesa. L’abbondanza dei dettagli al contrario potrebbe far pensare alla ritualità ossessiva che si sofferma nell’elaborazione grafica di dettagli molto minuti. Infine i dettagli adeguati sono la manifestazione di una certa ricchezza interiore che il bambino non trattiene per sé ma esprime con equilibrio e sicurezza.

La simmetria

Con i bambini più piccoli non è raro incontrare disegni molto simmetrici, con una marcata differenziazione del lato destro del foglio da quello sinistro e con la riproduzione quasi speculare degli oggetti disegnati. Si tratta di bambini in atteggiamento di difesa ipertonica che reprimono la spontaneità, soprattutto emotiva, come protezione rigida da un ambiente che considerano minaccioso.

Nel caso di disegni con asimmetrie marcate e fortemente confusi, si può ipotizzare che siano stati prodotti da soggetti fortemente insicuri con carenze nell’immagine del proprio IO e forse anche privi di coordinazione psicomotoria.

Il movimento

Il movimento nel disegno infantile è un elemento positivo ed è in relazione con aspetti profondi più intimi del bambino, su questi aspetti radicano emotività e capacità intellettuale.

L’interpretazione del movimento presente nel disegno infantile costituisce tuttora un problema aperto. E’ sicuro che i bambini dotati, vivaci, attivi inseriscono il movimento in quasi tutti i particolari dei loro disegni, mentre i bambini depressi o repressi e spesso le due cose coincidono preferiscono disegnare oggetti fermi statici. E’ possibile forse avere una più puntuale trattazione del problema se ricorriamo agli studi molto più ampi ed approfonditi presenti sul movimento nel test di Rorschah. Sia il disegno libero infatti che il test di Rorschach sono proiettivi ma gli studi su questo argomento sono stati condotti in maniera comparativa da diversi studiosi del Rorschach. Quel che qui si può aggiungere è che il movimento, soprattutto il movimento umano, sembra essere in rapporto con la “interiorità creativa” di un certo bambino, per il quale hanno un valore primario le esperienze e i vissuti profondi e personali. Sono questi bambini attenti ai dinamismi propri, alla propria “introversività” e capaci di posporre e porre a distanza, le sollecitazioni provenienti dall’ambiente esterno. Pare anche che il movimento sia in rapporto con le capacità intellettuali di astrazione ragionamento e immaginazione.

Il movimento animale è invece indicativo delle tendenze primitive e profonde della personalità del soggetto ossia quelle che esigono una soddisfazione immediata delle tendenze rimaste infantili o non completamente evolute.

Infine, i movimenti degli oggetti sono espressione degli impulsi più profondi, arcaici repressi totalmente o parzialmente inconsci di desideri irrealizzabili incompatibili con i valori e le tendenze costruttive della personalità, desideri però che persistono e che di conseguenza sono fonte di costante di disagio e disadattamento.

I colori

Per l’uso dei colori nei disegni si rinvia al testo di Guido Crocetti (2008) op. cit. in bibliografia  ibidem pp.123-127 peraltro questo stesso testo  è stato tenuto presente, come riferimento  di base, per la stesura complessiva del presente articolo ma anche  e rispettivamente al lavoro di O.F.Gmelin (1978)  e a quello della Oliverio Ferraris(1975) sui disegni dei bambini anch’essi opp. cit. in bibliografia.

Premessa. La percezione del colore dal punto di vista psicologico è un avvenimento psichico, un fenomeno conscio e inconscio al tempo stesso il quale, come tale, può essere ricondotto alla mera registrazione diretta di una particolare specificazione dell’energia radiante. I processi fisiologici che si svolgono all’interno del nostro organismo mentre percepiamo un colore e che intervengono in un certo senso come “mediatori” sono simili a filtri naturali su cui la fisiologia della percezione sta ancora ricercando anche se ha avanzato una serie di ipotesi corroborate e orientativamente probanti.

Non si tratta di parlare di “inganno percettivo” quanto piuttosto di “impressioni cromatiche soggettive” le quali con la maturazione evolutiva delle funzioni fisiologiche, acquistano forma, si strutturano sino a raggiungere, nella maggior parte delle persone adulte, l’adeguamento al modello soggettivo-naturalistico: mare blu, sole giallo, prato verde.

Fanno però eccezione i bambini e gli artisti. Gli artisti hanno saputo conservare dei bambini la spontaneità, il senso immediato del colore, la fantasia. L’arte di dipingere, anche quando diventa un mestiere, rimane sempre uno strumento di comunicazione “caldo” che privilegia l’affettività, la creatività, l’immaginazione e si ribella ad ogni tipo di manipolazione e strumentalizzazione. I bambini, in particolare, per ragioni evolutive, usano i colori sull’unica spinta della loro emotività ossia per colorare ed elaborare in questo modo le loro fantasie cariche di “affetti”.

Compiute queste brevi considerazioni, si riportano, di seguito, solo alcuni essenziali fra gli elementi osservativi più salienti.

La simbologia cromatica, come è risaputo, ha affascinato artisti e non artisti da sempre. Infatti da sempre i colori hanno avuto un significato simbolico facilmente rintracciabile nei riti cultuali di culture, epoche e liturgie diverse.

I colori hanno accompagnato e accompagnano tuttora la vita di tutti noi. Anche i nostri vissuti affettivi personali si tingono di colori. Premessa l’impossibilità d’una significatività universale, univoca dei colori, sia la dipendenza del significato simbolico degli stessi dalla tradizione e dall’ambiente socioculturale particolare di seguito alcune notazioni sulle possibili interpretazioni a cui i colori rimandano nella nostra cultura.

Il rosso è il colore dell’attività, della funzione affettiva, dell’emozione e dell’eccitazione. E’ presente nei disegni dei bambini spesso con un significato specifico. Per mezzo del rosso e delle sue sfumature, a seconda dei colori con cui si associa, i bambini elaborano gli impulsi ostili, la propria aggressività o talvolta anche le minacce di aggressione cui il bambino può essere esposto.

Il giallo nei disegni dei bambini è il sole, il fuoco, la luce. Questo colore ha in sé diversi aspetti, è il colore della mobilità interiore dell’intuizione estroversa ma anche dell’aggressività e dell’esplosività pericolosa, anche più del rosso.

L’arancione è dato dalla fusione di rosso e di giallo. E’ il colore preferito da chi possiede costituzionalmente uno spirito vivace, sereno, positivo verso l’esperienza esistenziale.

Il verde nei disegni dei bambini è la natura che cresce. E’ il colore della vitalità, della quiete, della speranza e del riposo, dell’apertura sentimentale interiore e della realtà.

Il blu nei disegni dei bambini è il cielo e il mare. E’ trasparente, si intravvedono infatti le profondità: stelle, astri o animali marini. E’ il colore dei perché della vita e dunque è il colore dell’energia mentale, del pensiero, dell’intelligenza, del ragionamento acuto, sicuro, calmo, del senso morale e del controllo razionale.

Il violetto assomma in sé la mobilità accesa del rosso e la “spiritualità” razionale del blu. E’ la razionalità che interiorizza l’emotività.

Il bianco è la luce, la somma di tutti i colori dello spettro che sono: porpora, rosso, giallo, verde, azzurro cyan (azzurro verde o verde blu) e azzurro scuro. Nel bianco i colori scompaiono e rimane la pura luce, in oriente è considerato il colore della morte, della fuga dal mondo verso la purezza, l’innocenza…la luce (una fuga verso le infinite possibilità racchiuse nei diversi colori annullati nel bianco). Un bambino che preferisce il bianco è forse un bambino in “fuga”, in “opposizione” al mondo, un bambino che vive un momento di pausa, di svuotamento di vitalità di solitudine, un momento aperto alle molteplici possibilità simbolicamente indicate dai diversi colori annullati nel bianco.

Il nero è il colore della morte ma senza speranza alcuna, è il colore della rassegnazione, della depressione. Dunque il nero nel disegno di un bambino è sempre segno di paura, blocco, forse della rinuncia, della negazione, forse è solo un momento di brancolamento? Certo è che ogni annerimento, ogni ombreggiatura è sempre espressione di dolore, di sofferenza, di angoscia misteriosa perché ne è oscura la sua origine inconscia.

Il grigio è un colore smorto. Un bambino difficilmente utilizza questo colore perché è privo di vitalità, ha scarsissima risonanza affettiva. E’ il colore dell’immobilità.

NOTA (1): La mascolinità e la femminilità sono fenomeni culturali e come tali vanno intesi e interpretati registrando in particolare come nel nostro tempo contemporaneo questi concetti siano stati oggetto di ampia rivisitazione e ristrutturazione.

 

Bibliografia essenziale di riferimento e richiamo

M. Balconi G. Del Carlo Giannini, (1987), Il disegno e la psicoanalisi infantile, Raffaele Cortina editore, Milano

M. Bernson, (1983), Dallo scarabocchio al disegno, Armando, Roma

G. Crocetti, (2008), I disegni dei bambini. Metafore e simboli del benessere bambino. Armando editore, Roma

J. Goodnow, (1981), Il disegno dei bambini, Armando, Roma

V. Lowenfeld, (1965), L’arte del vostro bambino, la Nuova Italia, Firenze

A. Oliverio Ferraris, (1978), Il significato del disegno infantile, Boringhieri,Torino

O.F.Omelin, (1978), Disegni dei bambini, Cappelli, Bologna

A. Stern, P.Duquet, (1981), Disegno infantile e tecniche grafiche, Armando, Roma

R. Zazzo, (1973), Trattato di psicologia dell’infanzia, vol.VI, Armando, Roma

 

 

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