ALLA RICERCA DEL PADRE

ALLA RICERCA DEL PADRE

 O MEGLIO ANCORA

ALLA RISCOPERTA DEL PADRE


 In questo articolo parliamo del PADRE
ossia della “linfa degli obelischi di pietra
secondo una metafora da tempo desueta ma,
per certi versi, ancora recuperabile
però, prima di rispondere alla domanda: chi è il padre oggi,
inquadriamolo nei suoi compiti fondamentali.

IL RUOLO DEL PADRE NEL CICLO VITALE DELLA FAMIGLIA

APPUNTI PER LA RILESSIONE E PER LA COMPRENSIONE DELLA FIGURA PATERNA


Parte prima

Secondo la teoria dell’attaccamento, una delle funzioni fondamentali del genitore è fornire una base sicura per i figli, ossia una particolare atmosfera di fiducia che favorisca da parte del figlio l’esplorazione dell’ambiente di vita e l’assunzione di una graduale autonomia in condizioni di relativa sicurezza.

Il concetto di base sicura “secure base” ha posto in evidenza come un bambino, un preadolescente, un adolescente, per poter esplorare in modo sereno l’ambiente extra-familiare, abbia bisogno di sentirsi sicuro di poter ritornare a casa sapendo che sicuramente sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato, se triste, rassicurato se spaventato.

I genitori devono impegnarsi nel favorire questo clima psicologico di base sicura, in quanto devono essere disponibili, quando richiesto a confortare, assistere e incoraggiare, ma devono anche sapersi ritirare sullo sfondo quando il proprio intervento non è necessario.

Un figlio che può contare su questo aiuto riuscirà ad allontanarsi gradatamente dal controllo dei genitori esplorando il mondo e dedicandosi con fiducia a quelle esperienze che lo renderanno un adulto autonomo.

Va detto che in effetti, mentre le funzioni femminili all’interno della famiglia, attraverso il ruolo di moglie e di madre, sono state molto studiate, quelle maschili sono state per lungo tempo trascurate dalla ricerca psicologica. La figura del padre è stata molto valorizzata da Freud che ha riconosciuto la sua importanza soprattutto riguardo al complesso di Edipo, allo sviluppo dell’identità sessuale e di un modello di vita di coppia, all’interiorizzazione di un codice etico e morale e allo sviluppo del Super-io. Si sa ancora troppo poco riguardo alle funzioni svolte al di fuori del periodo edipico. Per lungo tempo la maggior parte degli studi di psicologia dell’età evolutiva ha considerato il bambino nell’interazione con un solo genitore, studiando la relazione madre-bambino, molto più raramente quella con il padre, lasciando che la relazione restasse diadica ossia solo fra due.

Studi molto recenti suggeriscono che il padre è estremamente importante già dai primi mesi di vita, ma il suo ruolo va studiato non solo all’interno della relazione diretta con il figlio, ma anche in una prospettiva triadica che comprenda anche la madre. Procedendo in questo modo possiamo riconoscere le funzioni fondamentali del padre in almeno tre momenti diversi del ciclo vitale della famiglia:

 1) la prima infanzia,

 2) edipo o la seconda infanzia,

 3) adolescenza.

Nella prima infanzia il rapporto diretto tra padre e figlio è secondario rispetto a quello con la madre ma attenzione la qualità della relazione tra i due genitori è fondamentale per permettere alla madre di dedicarsi adeguatamente al figlio.

Nel periodo edipico o seconda infanzia il coinvolgimento di tutti i componenti della triade è egualmente intenso.

In adolescenza la relazione del padre con il figlio è importante quanto quella con la propria compagna in quanto permette e facilita il rapporto tra madre e figlio indicando per entrambi la necessità di una graduale separazione e autonomia psicologica.

Ruolo del padre nella prima infanzia:

– Favorire e tutelare la relazione madre-bambino (abitazione, cibo e altri beni necessari, protezione nei confronti dell’ambiente extra-familiare e soluzione di eventuali problemi e conflitti).

– Sostenere psicologicamente la madre durante la gravidanza e nel periodo successivo al parto.

Seconda infanzia periodo edipico:

– Promuovere lo sviluppo di un’identità sessuale e fornire un modello di coppia.

– Interiorizzazione di un codice etico e sviluppo di un Super-Io sano (senso di responsabilità e rispetto verso se stesso e verso gli altri).

Adolescenza:

– Sostenere il figlio nel processo di emancipazione.

– Proteggere la propria compagna dalla sofferenza emotiva legata alla separazione dal figlio, ai cambiamenti delle sue funzioni affettive (ruolo materno) e sessuali(menopausa).

Bibliografia di riferimento o testo base del presente lavoro nella sua interezza resta:

AA.VV. Paternitas sine suffragio: “INFANZIA” “PREADOLESCENZA e “ADOLESCENZA”. Il padre nella teoria psicodinamica. Contributi teorici e pratica clinica.   IF PRESS Roma 2015.


 

Parte Seconda

A) Proseguiamo nel nostro lavoro di ricerca ed incontro con la figura paterna approfondendo ulteriormente le funzioni paterne nella relazione di coppia e nello sviluppo del figlio dalla primissima infanzia all’ adolescenza.

B) Quanto precede ci servirà per rispondere, nella terza parte, alle domande: c’è più bisogno di padre oggigiorno? Ma di quale tipologia di padre se così si può dire c’è maggior bisogno oggigiorno? E’ vero che la funzione paterna oggigiorno è fortemente messa in crisi o addirittura inesistente?

Proviamoci ricordando che ci muoviamo soprattutto per quanto riguarda A) sul piano della trattazione generale.

La nascita del bambino e anche oltre

Il bambino appena nato è tenuto tra le braccia della madre, ma la forza di quelle braccia è quella che circola nella relazione di coppia. Il bambino, dunque, fin dall’inizio della sua vita, anzi, conosce e contatta il padre, ossia quello presente nelle braccia della madre. La qualità delle stesse sensazioni fisiche che la madre prova e trasmette al bambino nel tenerlo in braccio, sono influenzate dal clima che caratterizza il rapporto di coppia. E’ questo il terreno dove si forma l’habitat sensoriale, emotivo affettivo in cui crescerà il bambino e che sarà progressivamente interiorizzato dal bambino. A ciò si aggiungono i ruoli che i membri della coppia genitoriale acquisiscono, diventando padre e madre e che attivano con il recupero progressivo della propria infanzia e del loro rapporto con i propri genitori.

Se il padre è presente, attivo e partecipe, starà sullo sfondo, ma sarà una presenza solida e rassicurante; se egli sarà presente solo fisicamente ma mentalmente ed emotivamente assente, diventerà una figura persecutoria, cercato, idealizzato, ma illusorio.

Il compito paterno, nella fase iniziale della vita è quello di dare possibilità, consistenza e soddisfazione ad un bisogno fondamentale e primario, quello di affidarsi. In questa fase, il padre ha la funzione di sostenere la compagna e l’attività organizzativa della coppia che si occupa e preoccupa per il bambino. Il padre in questa fase ha una funzione di sostegno e di aiuto verso la madre. Una funzione essenzialmente protettiva di madre e bambino da interferenze esterne e dagli eccessi emotivi e pulsionali che la madre stessa può attivare nel prendersi cura del figlio. A partire dai due tre mesi la relazione tra madre e bambino si apre di più al padre. Il padre rappresenta, sin da ora, la realtà esterna.

Dai sei mesi ai tre anni il bambino tende a sintonizzarsi nei riguardi del rapporto che intercorre tra il padre e la madre, si sintonizza con il legame esistente tra i due genitori e lo interiorizza. Gradualmente, infatti, il bambino si rapporta in modi sempre più distinti al padre e alla madre differenziandoli tra loro non solo per le loro caratteristiche specifiche individuali ma anche per la loro identità di genere. Importante in questo periodo è ciò che passa e crea il legame di coppia, ciò che caratterizza la relazione tra il maschile e il femminile dei genitori, nei termini del sostegno reciproco e nei termini della conferma reciproca. Si pongono qui le basi costitutive dei codici legati al maschile ed al femminile che si depositeranno nel mondo interno del figlio. Codici che connoteranno nella successiva fase edipica l’orientamento e l’identificazione psicosessuale. Il bambino sperimenta i genitori, che in questo periodo, sono accomunati nella funzione di filtrare e di mediare per lui la realtà esterna. Quest’ultima viene portata al bambino attraverso i due genitori e lo stesso bambino avrà modo di avvicinarsi alla realtà sempre di più attraverso la relazione internalizzata con i due genitori. Intorno ai 2-3 anni il bambino va incontro ad una fase in cui la sua energia aggressiva si accentua e si esprime attraverso atteggiamenti di opposizione e di auto-affermazione. La funzione paterna è quella di garantire dai pericoli reali o solo immaginati legati all’esercizio da parte del figlio della propria aggressività; questa funzione si riproporrà in modo ancora più specifico ma analogo in adolescenza. Come ricorda Winnicott è il padre che affiancato dalla madre garantisce “l’indistruttibilità dell’ambiente”, qui il concetto di ambiente ha ovviamente non solo una connotazione spazio-geografica. E’ lo stesso Winnicott a ricordarci come sia proprio un deficit di tale funzione paterna a spiegare talune condotte antisociali adolescenziali.

Dai tre ai sei anni il bambino entra progressivamente nell’utero sociale come lo definisce Crocetti (2008), esempio classico: la scuola materna. Il padre diventa il mediatore con la realtà esterna vera e propria, intesa come contesto sociale e relazionale esterno alla coppia e alla famiglia allargata. Le funzioni materne e paterne da qui in poi si differenzieranno in maniera sempre più evidente. Il bambino introietta i codici materni ma si muove verso la realtà esterna facendo riferimento al padre e i suoi codici paterni.

Il padre diventa ora il tramite diretto attraverso cui il figlio va verso la realtà ma anche colui che sostiene ed alimenta il senso di sicurezza e che accompagna tale movimento.

La madre assume invece in modo specifico la funzione di gestione e contenimento rispetto al mondo degli affetti, delle emozioni: è colei che coccola e consola il figlio quando torna da scuola o dal campo giochi e porta un dispiacere. La madre codifica il mondo degli affetti.

Il padre promuove la spinta sociale e sostiene la sicurezza del figlio nel suo movimento verso l’esterno. Importante è il modo in cui il padre stesso sperimenta la realtà esterna e la rappresenta quindi al figlio.

Lo specifico dell’apporto paterno dai sei agli undici anni. E’ il periodo della scuola primaria. Il figlio interiorizza in modo completo la madre e il padre che diventano punti di riferimento stabili e che alimentano le sue autonomie. I movimenti imitativi rispetto al genitore dello stesso sesso sono evidenti. Al contempo il bambino si rapporta con figure paterne e materne esterne al contesto di coppia o familiare pur rimanendo un satellite che ruota attorno ai due genitori e a cui ritorna. Altre figure significative si aggiungono e diventano punti di riferimento e modello di identificazione secondaria per il bambino, ad esempio, insegnanti, allenatori ecc. Importante comunque è che queste nuove figure di identificazione siano figure integrative pur nella peculiarità dei loro ruoli e delle loro competenze rispettivamente svolti e possedute.

Il padre nell’adolescenza

In adolescenza padre e madre sono, come in latenza, sia oggetti* interni che oggetti esterni, sui quali vengono collocati, in questa fase, molti aspetti proiettivi del figlio adolescente. Oggetti interni-esterni che vengono, inoltre, contestati, spesso attaccati, sia per ridefinire e personalizzare i codici normativi e valoriali interni, sia per emanciparsi dalla dipendenza, sperimentando margini via via crescenti di autonomia e possibilità di affermazione del Sé nel mondo esterno.

Il padre (in quanto oggetto reale ed esterno) in continuità con la funzione svolta in passato, torna a rivestire il ruolo di garante dell’indistruttibilità dell’ambiente: ossia una figura che dà limite e realtà alla sfida propria del periodo, aiutando, al contempo il figlio a dare mente ai suoi agiti. A tale fine, dovrebbe porsi, nella relazione con il figlio, come interlocutore autorevole, solido, coerente rispetto ai propri principi e valori, rimanendo tuttavia, comunque, disponibile al confronto, pronto all’ascolto ma senza ritorsioni e senza abdicare al suo ruolo vestendo i panni di un coetaneo che fraternizza con il figlio non tanto al fine di ascoltarlo, seguirlo, indirizzarlo, sostenerlo senza sovrapporsi a lui/lei ma per insicurezze profonde non risolte, per nascondere le proprie incertezze e le proprie difficoltà sotto la veste dell’amicone coetaneo.

E’ proprio dello specifico paterno il compito di garantire la sopravvivenza dei due genitori in risposta agli attacchi dell’adolescente. Il padre svolge in questo periodo la duplice funzione di proteggere la madre, il contesto familiare e il figlio/a stesso dai suoi eccessi pulsionali.

Svolge nello stesso tempo una funzione di censura, che permette sia al figlio maschio di attivare fantasie sostitutive e di erotizzare figure diverse dalla madre, sia alla figlia di orientarsi su oggetti maschili diversi dalla propria persona.

Il padre sostiene, incoraggia all’impegno, all’investimento di energie nella progettualità del figlio/a, dà fiducia e valorizzazione, in termini realistici, delle sue capacità, tenendolo ancorato alla realtà.

Il padre orienta e media la relazione del figlio, con la realtà esterna, ora però in modo diverso che nel passato, restando nella distanza e nei modi indiretti, attento però a ciò che di quella realtà il figlio/a gli riporta in modo “fantasmatico”.**

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* per oggetto esterno si intende parte della realtà esteriore o del corpo del bambino vissuta quale parte esterna a esso; e il suo corrispondente nella mente del soggetto è l’oggetto interno rappresentazione oggettuale della realtà esterna attraverso un processo di introiezione.

** l’attività fantasmatica consiste nell’elaborazione di desideri, per lo più inconsci, mediante fantasie e scene immaginarie in cui il soggetto è presente come protagonista e/o come osservatore e in cui realizza l’appagamento di desideri inconsci.

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